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Una... agreste Natività

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Jacopo Tintoretto,  Adorazione dei pastori, 1578-1581 olio su tela, cm. 542 x 455
Venezia, Scuola Grande di San Rocco

 

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_ Jacopo Tintoretto,  Adorazione dei pastori, 1578-1581, olio su tela, cm. 542 x 455 (particolare), Venezia, Scuola Grande di San Rocco

 

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_ Jacopo Tintoretto,  Adorazione dei pastori, 1578-1581, olio su tela, cm. 542 x 455 (particolare), Venezia, Scuola Grande di San Rocco

"L'adorazione dei patori"
di Jacopo Tintoretto, 1578-1581


Il dipinto di Jacopo Tintoretto (Venezia 1518 - 1594) fa parte di una serie di tele eseguite dal maestro veneziano per la Scuola Grande di San Rocco a Venezia.

L'autore presenta, in questa tela, una composizione assolutamente particolare che si stacca nettamente da quanto offerto fino ad allora dagli altri interpreti di tale soggetto.

Carlo Ridolfi, nel 1648, segnala a tal proposito la "stravagante invenzione, essendo la Vergine collocata sopra le baltresche di un fienile". La sacra famiglia, infatti, trova ospitalità all'interno di un edificio cadente, ripartito su due piani, con il tetto parzialmente crollato, dal quale sembra entrare una luce "divina" da cui hanno origine figure di angeli e cherubini che si affacciano ad osservare la scena.

A rendere giusto omaggio all'evento giungono anche numerosi contadini che mostrano vesti tipicamente cinquecentesche e sembrano in attesa del loro turno per poter salire al piano superiore ad ammiorare da vicino il Bambino Gesù.



  

L'ambiente, la scena, i protagonisti e i doni sono la massima rappresentazione dell'umiltà che emerge non solo dal contesto, ma anche dalla gestualità delle figure.

Anche la Sacra Famiglia sembra seguire questa consegna:     se non fosse per l'aureola, la Vergine potrebbe sembrare una qualsiasi partoriente del tempo, ed il San Giuseppe un pastore ritiratosi a riposare nel fienile, stanco dalla lunga giornata di lavoro.

Nella scena non troviamo, dunque, nulla di aulico, di raffinasto di "non terreno".




  

Nel piano più in basso troviamo, assieme ai contadini, anche gli animali. Oltre al consueto bue, che qui però non vediamo affiancato dall'asino, sono presenti due animali la cui simbologia è prettamente legata a Cristo: il gallo ed il pavone.

Il gallo ricorda la morte di Cristo, ed in particolare l'episodio in cui Pietro rinnegò il Signore per poi pentirsene subito dopo; il pavone testimonia l'immortalità di Cristo e la sua Resurrezione in quanto si riteneva, nell'antichità, che la carne del pavone non si decomponesse.

Umiltà, semplicità e fede sembrano dunque essere le componenti principali di questo dipinto nel quale trova posto, ancora una volta la spettacolare inventiva di un pittore come Jacopo Tintoretto che Vasari definiva "stravagante, capriccioso e risoluto, e il più temibile cervello che abbia mai avuto la pittura".
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